Ancora sulla battaglia ingaggiata per l’insana scelta pro inceneritore.

Continua l’attacco sferrato alla volontà dell’Amministrazione del Comune di Cremona di chiudere l’inceneritore. Un attacco che ha come supporto tecnico un laboratorio di Piacenza, il Consorzio “Leap”, che vanta la cointeressenza economica del Politecnico di Milano. Gran parte della stampa locale, forse neppure consapevolmente, si è resa strumento di uno scontro che giorno dopo giorno ha mostrato il volto di una battaglia politica di cui è protagonista una fazione trasversale che forse non è al corrente del danno che si sta portando alla salute della gente e alla qualità della vita delle generazioni che oggi vanno a scuola.
Ci sono stati due ingegneri, esterni al mondo dell’economia e della politica e lontani da qualsivoglia interesse di parte, che, utilizzando i dati ufficialmente forniti, hanno “rifatto i conti”, nel rispetto delle norme che ne regolano il calcolo e delle leggi della fisica termodinamica, a questo impianto industriale di proprietà pubblica e per il 30,9% dei cittadini cremonesi. Il motivo è semplice: le sue emissioni contribuiscono all’inquinamento dell’aria e dell’ambiente e al riscaldamento globale.

I due amici ingegneri del Circolo culturale “AmbienteScienze” e del Coordinamento “CreaFuturo” non pensavano certo che il lavoro che li ha impegnati per oltre un mese provocasse la virulenta reazione cui da giorni stiamo assistendo e che a qualcuno ha fatto balenare il sospetto che sia dovuta al timore che la loro iniziativa possa rappresentare un esempio da emulare in altre situazioni dell’amministrazione pubblica.

Una ricerca, quella loro, sostenuta e sottoscritta da molte associazioni cremonesi (Acli, Arci, Atuttocompost, Democratici per Cremona, Legambiente Sez. di Cremona, Partecipolis, WWF Cremona), che è stata offerta ed accettata dal Sindaco e dalla sua Giunta nella loro battaglia per il decommissionamento dell’inceneritore. Ma che ha anche consentito, assieme ad alcune osservazioni sugli aspetti sanitari della questione, la realizzazione del dossier, “La questione dell’inceneritore di Cremona – Alternative” scaricabile dal sito www.worldwewant.org (http://www.worldwewant.org/wp-content/uploads/2015/01/Dossier-inceneritore112.pdf).

Alcune puntualizzazioni

Per quanto riguarda la dolente nota delle emissioni dei fumi al camino, è preoccupante verificare che per chi gestisce quell’inceneritore sono irrilevanti quelle più pericolose, come è evidente alla lettura del “Rapporto ambientale 2014” della AEM Gestioni srl (pagg. 38 e 74): «Le polveri sottili generate dal processo di combustione dei rifiuti sono in massima parte trattenute dai filtri. Solo la parte più fine può essere presente nelle emissioni al camino». Altrettanto preoccupante è la lettura delle conclusioni del gruppo di lavoro della Leap, guidato dal prof. Michele Giugliano, sulle emissioni più pericolose come le polveri fini e ultrafini e come le diossine.

Agli estensori del “Rapporto ambientale” ci si permette di fare memoria che i limiti giornalieri posti dal Dlgs. 155/2010 alle particelle ultrafini inferiori a PM2,5, a Cremona (nel 2012 è stata la città capoluogo più inquinato), come in genere nella pianura padana, sono largamente disattesi.

Ora, visto che a Cremona

  • le morti premature all’anno a causa delle PM2,5 sono tra le 85 e 90 (per estrapolazione dalle 64.544 stimate per l’Italia dal rapporto “Air quality in Europe 2014),
  • il tasso di mortalità infantile e da tumore è superiore alla media lombarda e nazionale (vedi il progetto B.E.S., Benessere Equo e Sostenibile, dell’Istat e del Cnel),
  • la quantità di emissioni di PM10 per km2 (dato 2010) è ai livelli più alti della regione, (da Arpa Lombardia),

è da rifiutare l’idea che una comunità di cittadini sia comproprietaria di una “macchina” che contribuisce al superamento dei livelli di sostanze che minacciano la loro salute, come appunto il particolato, classificato al “Gruppo 1”, cioè certamente cancerogeno per l’uomo, dallo IARC (International Agency for Research on Cancer), agenzia dell’OMS (Organizzazione mondiale della Sanità). Limiti giudicati, tra l’altro, dall’ERS, European Respiratiry Society (ovvero da circa 10 mila medici europei dell’apparato respiratorio), solo come compromessi tra le esigenze dell’economia e della politica, tanto da raccomandarne la sostituzione con quelli più severi caldeggiati da anni proprio dalla OMS.

Tenuto presente che Colleferro e San Vittore del Lazio godono di una ventilazione ben maggiore di quella della pianura padana, risulta molto interessante l’indagine epidemiologica “Valutazione epidemiologica dello stato di salute della popolazione residente nei pressi dei termovalorizzatori del Lazio” dell’aprile 2013condotta dalla ERAS (Epidemiologia Rifiuti Ambiente e Salute), agenzia della Regione Lazio che in Lombardia purtroppo non esiste, sugli effetti delle emissioni di PM10 dei “termovalorizzatori” in quei territori. Nella “Introduzione” si legge che «Gli effetti sulla salute associati alla residenza in prossimità di inceneritori e termovalorizzatori sono stati documentati in diverse pubblicazioni e revisioni sistematiche di studi epidemiologici. I risultati, che derivano prevalentemente da studi ecologici, suggeriscono una relazione con alcuni esiti riproduttivi (mortalità infantile e malformazioni congenite; nati morti; peso alla nascita ed età gestazionale e tumori (tutti i tumori, laringe, polmoni, esofago, stomaco, intestino, fegato, reni, vescica e seno).», mentre nelle “Conclusioni: «I risultati indicano un chiaro effetto dell’esposizione all’inquinamentodegli inceneritori con un incremento delle ospedalizzazioni per disturbi respiratori nelsesso maschile. E’ quindi opportuna una continua sorveglianza epidemiologica dellapopolazione residente in una delle aree a più elevata criticità ambientale del Lazio.»

Per quanto riguarda la sola emissione di diossine, il rapporto presentato dalla “Leap” di Piacenza afferma che «la presenza delle diossine nell’atmosfera si può ritenere mediamente allineate alle concentrazioni in aree rurali o remote». Sia consentito allora osservare che questa molecola, notoriamente cancerogena per l’organismo umano e prodotta dalla combustione ad alta temperatura delle sostanze organiche ampiamente presenti nei RSU, è poco presente “nell’atmosfera” perchépoco volatile per il suo elevato peso molecolare, mentre di conseguenza lo è molto di più sui terreni circostanti l’impianto.

Ed a proposito di diossine va ricordato che

  • la soglia minima di sicurezza non esiste ed è ancora oggetto di investigazione scientifica;
  • queste micidiali molecole sono tipicamente prodotte dagli inceneritori e dalle industrie cementiera e siderurgica;
  • inquinano il terreno e le falde freatiche ed entrano così nella catena alimentare;
  • hanno la tendenza ad accumularsi nei tessuti adiposi anche per una emivita dai 5 agli 11 anni;
  • l’asserito rispetto dei limiti previsti dalle norme vigenti, non dissolve comunque le preoccupazioni, pensando alla relazione finale (gennaio 2013) presentata dall’Arpa Lombardia sul “termovalorizzatore” di Brescia, da sempre indicato a “modello” (benché  in esercizio dal 1998, un anno dopo quello di San Rocco) ed a cui nel 2006 era stato attribuito dalla Columbia University di New York l’ambito “Industry Award” e la classificazione di primo nel mondo. Oltre alla contestazione di molte inottemperanze e imposizioni di ulteriori misure da mettere in campo per evitare rischi, vi si legge che «la linea 2 evidenzia un valore di diossine che è superiore di tre ordini di grandezza rispetto all’andamento registrato nelle altre due linee e rispetto all’andamento storico».

A conclusione di quanto finora detto, si rammenta che è sempre vigente il “Principio di precauzione” previsto dall’ art. 174 del Trattato di Amsterdam, con richiamo al l’art. 130 R del Trattato di Maastricht, che, addirittura, ha valenza costituzionale. Un “Principio” troppo disatteso dal sistema industriale e, cosa ancor più grave, da aziende a capitale pubblico. A solo titolo di esempio, si riporta la Sentenza del Consiglio di Stato Sez. V, del 27/12/2013: «… in linea generale la tutela dell’ambiente ha trovato anticipata applicazione rispetto all’evento dannoso con l’introduzione, nell’ordinamento, del “Principio di precauzione” (art. 174, § 2, del Trattato CE, oggi art. 191, § 2 Trattato FUE, art. 301 codice dell’ambiente), in forza del quale per ogni attività che comporti pericoli, anche solo potenziali, per la salute umana e per l’ambiente, deve essere assicurato un alto livello di protezione.» 

Ritenendo impossibile che il gruppo della Leap non sia a conoscenza di tutto ciò, verrebbe da pensare che certe affermazioni siano suggerite dal committente per il timore di favorire allarmismi negli abitanti, specie quelli prossimi all’impianto.

Ultime annotazioni
Come si sarà notato per l’inceneritore si è evitata la denominazione “termovalorizzatore” per questi motivi,

  • nel merito: la sua riclassificazione è dovuta solo per meriti burocratici e dovuto esclusivamente all’uso di quello strumentale coefficiente “kc” del D.M. del 7/8/2013 che ha consentito il passaggio della quasi totalità degli impianti italiani da “D10 – Inceneritore a terra” a “R1” – Utilizzazione principale come combustibile o come altro mezzo per produrre energia”;
  • per la finalità: la sua classificazione in “R1” ha favorito il suo mantenimento in vita a dispetto della sua inefficienza e delle intenzioni espresse dal candidato Sindaco e dalla sua maggioranza, risultata poi vincente alle elezioni, di volere rivoluzionare le strategie dello smaltimento dei rifiuti partendo dalla esclusione dell’incenerimento e dell’uso delle discariche;
  • per la scorrettezza istituzionale: in previsione della sconfitta dell’amministrazione uscente avvenuta il 25 maggio 2014, si è provveduto alla preparazione della documentazione per la richiesta alla Regione del citato passaggio da D10  a R1, iter conclusosi, presumibilmente in tutta fretta, il 29 maggio, ossia dopo quattro giorni della vittoria del Sindaco che era stato premiato dall’elettorato probabilmente anche per la promessa fatta sul futuro dell’inceneritore.

Il dossier lo si può scaricare cliccando su http://www.worldwewant.org/wp-content/uploads/2015/01/Dossier-inceneritore112.pdf

 

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marzo: 2015
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