Presente e futuro delle multiutility in Lombardia. Convegno a Cremona

AmbienteScienze e CreaFuturo, in collaborazione con Acli, Arci, Legambiente, Italia Nostra sez. di Cremona, Atuttocompost, Filiera corta solidale, wwf-cremona, organizzano

Venerdì 15 maggio ore 21

Sala Zanoni, via Vecchio Passeggio 1, Cremona

incontro pubblico

“Presente e futuro delle multiutility in Lombardia  – Quali prospettive per Lgh e le ex municipalizzate:  tecnologie, energia, rifiuti, inceneritori nel rapporto col territorio”

partecipano

Simone Uggetti, Sindaco di Lodi (azionista  di Astem che ha il 13,221% in Lgh)

Gianluca Galimberti, Sindaco di Cremona (azionista 100% di AEM Spa che ha il 30,915% in Lgh)

Natale Carapellese, Cgil Lombardia (dipartimento energia, ambiente, territorio)

Antonio Sileo, IEFE – Università Bocconi (direttore Osservatorio Innovazione Dipartimento per la competitività

L’iniziativa aperta a tutti ha il patrocinio e la collaborazione del Comune di Cremona

Da alcuni mesi l’attenzione della cittadinanza cremonese è tenuta alta sul tema dello smaltimento e sulla raccolta dei rifiuti, uno dei sevizi che, con quello del trasporto pubblico, delle forniture di energia elettrica e termica, offre la locale ex municipalizzata. L’iniziativa organizzata a Cremona riguarda allora un momento di riflessione su un auspicabile cambiamento di indirizzo industriale della holding “Lgh Spa” di cui la “nostra” AEM Spa possiede oltre il 30% delle azioni. Ma questo appuntamento assume però particolare rilevanza anche sul piano generale, rappresentando una delle rare occasioni per un serio confronto tra personalità di alto spessore scientifico-culturale e di acquisita conoscenza concreta delle importanti realtà pubbliche rappresentate dalle utility.

Da qualche tempo il Circolo culturale “AmbienteScienze” sostiene il diritto dei cittadini di pretendere dalle Amministrazioni locali ai vari livelli un’alta attenzione ai rischi per la loro salute in genere ed in particolare a quelli dovuti, stando ai più alti organismi politici comunitari e scientifico-sanitari, come l’OMS, alle emissioni inquinanti indicate quali responsabili dell’enorme numero di morti premature in Europa. Se ne ricordano i numeri: l’OMS ne ha recentemente contate 600.000 per il continente europeo, l’EEA, l’Agenzia europea per l’ambiente, ha denunciato (su dati 2012 per le sole PM2,5) 430.000 decessi nell’UE-28 e 64.500 in Italia. Al tempo stesso, il progetto B.E.S., nato dalla comune iniziativa del Cnel e dell’Istat per misurare il Benessere Equo e Sostenibile degli italiani, nel suo report del 2014 ha constatato per la provincia di Cremona tassi di mortalità infantile e da tumore che superano la media di quelli regionali e nazionali. Ricordata la poco rispettata norma del “Principio di precauzione” (articolo 191 comma 2, TFUE del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (UE) recepito dal d.lgs. n. 152/2006 «(c.d. “codice dell’ambiente”) che raccoglie il grosso della disciplina sui rifiuti e sulla difesa del suolo, sulla tutela delle acque e delle risorse idriche, nonché sulla tutela dell’aria e sulla riduzione delle emissioni nell’atmosfera.» (http://www.penalecontemporaneo.it/upload/Castronuovo%20pdf%20definitivo.pdf), s’impone anche un richiamo alla L. 248/2006 (legge Bersani) che al comma 2 dell’art. 13 “Norme per la riduzione dei costi degli apparati pubblici regionali e locali e a tutela della concorrenza”, afferma: «Le società di cui al comma 1 sono ad oggetto sociale esclusivo e non possono agire in violazione delle regole di cui al comma 1.»).

Se, com’è evidente, le utility sono aziende “a oggetto sociale esclusivo”, si pone la seguente domanda: l’esclusività del ruolo “sociale esclusivo” che la legge assegna a questi soggetti economici comprende l’attenzione primaria alla salute dei cittadini, mattone portante della loro qualità della vita, o più semplicemente si riferisce all’impiego delle risorse economiche che la loro attività procura? La cosa va chiarita. Potrebbe essere non accettabile che un “oggetto sociale esclusivo” contribuisca alla morbilità, quando non alla mortalità, dei cittadini: ad esempio, con le emissioni inquinanti di un termocombustore di cui essi sono comproprietari. Impossibile sottacere la inquietante sufficienza e sottovalutazione del rischio da parte del gestore dell’impianto, AEM Gestioni Srl, quando nel suo “Rapporto ambientale” del 2014 ha scritto: «Le polveri sottili generate dal processo di combustione dei rifiuti e sono in massima parte trattenute dai filtri. Solo la parte più fine può essere presente nelle emissioni al camino.». Come se «parte più fine», verosimilmente le pericolosissime PM2,5, fosse sinonimo di non pericolosità per la salute. A questo punto va ricordato a tutti che il più grande studio mai fatto, l’europeo “E.S.C.A.P.E.”, nelle sue conclusioni afferma: «Non c’è una soglia di concentrazione delle polveri al di sotto della quale l’effetto cancerogeno, per quanto di piccola entità, si annulli». Da tutto ciò una seconda domanda: le emissioni delle loro attività è sufficiente che rispettino i limiti di legge previsti (peraltro fortemente contestati dall’OMS e da organizzazioni come l’E.R.S. (European Respiratory Society) o è più “esclusivamente sociale” farsi carico dell’abbattimento di quegli inquinanti?

Ma, considerato il livello di gravità dei cambiamenti climatici che ormai investe anche il nostro paese, non può essere dimenticato l’appesantimento della situazione sulla questione della produzione di gas serra che sempre questi impianti forniscono: ogni kWh prodotto dall’incenerimento di RSU emette 940 gr di CO2: la più alta quantità tra tutti i vari combustibili!

D’altro canto lo spegnimento, seppure programmato, dell’impianto cremonese che è tra i peggiori della Lombardia, potrebbe rientrare, almeno per coerenza, nelle scelte che saranno assunte entro la fine di questo anno a livello globale, peraltro giustificate da un quadro ambientale in rapido deterioramento. Scelte che investiranno le multiutilty in larga misura sui loro futuri progetti industriali.

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maggio: 2015
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