Superficialità giornalistiche potenzialmente negative per una corretta informazione

Sono sempre più frequenti le “semplificazioni” giornalistiche che possono indurre presso un lettore disinformato (la grande maggioranza) ad una pericolosa caduta di credibilità dei risultati degli studi epidemiologici che ormai sono sempre più autorevoli e frequenti.

Un chiaro esempio, ai nostri occhi, l’ha dato questo articolo del 29 aprile 2015 di Umberto Mazzantini dal titolo  “Oms e Ocse: inquinamento atmosferico in Europa costa 1.463 miliardi di euro all’anno”(http://www.greenreport.it/news/energia/oms-e-ocse-inquinamento-atmosferico-in-europa-costa-1-600-miliardi-de-dollari-allanno/#sthash.felVBzvq.dpuf. Esso come sottotitolo aveva:  «1 europeo su 4 si ammala o muore prematuramente per l’inquinamento dell’ambiente». Una “notizia”questa che, in una superficiale lettura farebbe pensare che quel “1 europeo su 4” sia un dato annuale e sul totale della popolazione, ovvero 178 milioni di persone che sarebbero il 25% dei 712 milioni di abitanti dei 46 stati che geograficamente compongono il continente europeo (per arrivare ai 53 citati nell’articolo non si conoscono i nomi degli altri 7)! Risultato, una risibile ecatombe epocale.

Superficialità giornalistiche potenzialmente negative per una corretta informazione.

“Air quality in Europe 2014” riporta in una sua nota tabella il numero di “decessi prematuri” dovuti alla PM2,5 che nell’UE-28 (487 milioni di abitanti) arrivano a 430.219 e per l’O3 a 16.160 (Italia: 64.544 per PM2,5  e 3.377 per O3). Ovviamente saranno di più. Infatti, mancano le morti causate dagli altri inquinanti (PM10, benzo(a)pirene , N2O), ma mancano anche le percentuali stimate della loro influenza su altre patologie. Dati questi che noi abbiamo trovato in una risposta data ad una domanda dal  Direttore del Centro di Ricerca sul Cancro Cesare Maltoni dell’Istituto Ramazzini di Bologna, dott.ssa Fiorella Belpoggi (che abbiamo il piacere di conoscere personalmente): «Uno studio recente ha dimostrato che l’aumento di soli 10 µg/m3 (cioè 10 micrometri per metrocubo) di PM 2,5 nell’aria aumenta il rischio di mortalità generale del 6%, quello di mortalità per patologie cardiocircolatorie del 12% e di cancro del polmone del 14%.» (http://consumatori.e-coop.it/index.php/archivio/2012/marzo/traffico-e-rischi-delle-polveri-sottili/)

In conclusione, mentre respingiamo ciò che abbiamo visto può suggerire quel “1 europeo su 4”, la mortalità dovuta agli inquinanti e gli aspetti umani relativi restano dati impressionanti ed inaccettabili per un modello di società civile avanzata. Per quanto riguarda gli aspetti economici, il problema dell’inquinamento atmosferico costituisce una drammatica emorragia di risorse che potrebbero avere invece una ben più qualificante destinazione se indirizzate verso l’innalzamento della qualità della vita.

 

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giugno: 2015
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