17 Aprile, referendum contro le trivellazioni nel Mare Adriatico

Il 17 aprile il Paese è chiamato ad esprimersi su una richiesta referendaria di abrogazione del comma 17 dell’articolo 6 del Codice dell’Ambiente, laddove si vorrebbe confermare la durata delle autorizzazioni già rilasciate per le esplorazioni e le trivellazioni dei giacimenti in mare di idrocarburi, fino a quando il giacimento lo consente, ovvero senza scadenza.
È del 19 gennaio scorso, infatti, la dichiarazione di ammissibilità del quesito da parte della Corte Costituzionale che ha respinto, invece, gli altri cinque presentati sulla stessa materia da 10 Regioni italiane.
Tra meno di 60 giorni, quindi, oltre 25,5 milioni di elettori (almeno il 50% +1 degli aventi diritto) dovranno andare a votare, pena la nullità dell’esito del voto, qualsiasi esso sia. L’opera di sensibilizzazione e di informazione che attende il mondo ambientalista richiederà uno sforzo ciclopico, vista la cronica disattenzione dei media per questi argomenti.
Purtroppo, in Italia si è ancora alle prese con la ricerca dell’“oro nero”, per essa più un mito che realtà (Luca Pardi “ll Paese degli elefanti”), benché la sua grande e vera ricchezza sia rappresentata dalle sue (bistrattate) bellezze naturali e dal suo (trascurato) immenso patrimonio culturale ed il mondo stia rivolgendosi, assodato il fatto che le emissioni della combustione delle fonti fossili stanno minacciando il pianeta, ad altre fonti energetiche alternative, né climalteranti, né inquinanti.
Potrebbe apparire superfluo (ma forse non lo è) ricordare che questa combustione è la causa prima del riscaldamento globale e dei cambiamenti climatici (l’anno 2015 è stato il più caldo di sempre e il 31 dicembre al Polo Nord la temperatuta minima è stata di meno 1° C, ossia 35-40 gradi meno della norma). Invece, è proprio il caso di rammentare che nel 2014 in Italia, stando alla ricerca di Legambiente (“Stop sussidi alle fonti fossili”), i sussidi alle fonti fossili, per via diretta o indiretta, sono ammontati a circa 17,5 miliardi di euro (oltre 1% di Pil), cifra ben superiore a quella per lo sviluppo delle fonti rinnovabili.
Per il Circolo “AmbienteScienze”, Benito Fiori

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