Basta con i negazionismi disinformati

Il 18 u.s., presso Sala Eventi a Cremona si è tenuta un’iniziativa pubblica con l’intenzione di informare sugli effetti pericolosi per la salute umana in generale degli inceneritori e sullo stato dell’arte di quello di Cremona e fare così intendere le ragioni, grazie alle relazioni di tre medici cremonesi, che sono alla base della richiesta della chiusura dell’impianto. Un signore, che si firma con il nickname di un vecchio cellulare e follower di un noto foglio informatico cremonese, aveva criticato chi l’ha organizzata con queste parole: «Silvio Garattini e Umberto Veronesi sostengono tesi contrarie con studi documentati e riconosciuti a livello internazionale. Basta con questi improvvisati esperti. I paesi ambientalisti (svezia e danimarca, ma anche svizzera, francia e germania) inceneriscono i rifiuti, i paesi dove la criminalità ed i politici comici comandano, si affidano alle discariche.».

Benché poco disponibile a replicare alle critiche di chi si nasconde dietro pseudonimi, essendo tra coloro oggetto del suo sprezzante giudizio, questa volta sento il bisogno di rispondere, sperando di fare comprendere quanto egli sia lontano dal conoscere le cose di cui parla. Non perché io sia un “esperto”, e per giunta “improvvisato”, ma perché da ormai oltre venti anni cerco solo di essere “informato” sulle questioni ambientali. Non per hobby, ma perché si tratta di tematiche che riguardano la salute mia e di tutti. Circa le ridicole allusioni a collegamenti con la criminalità e/o con qualche partito, la cosa non mi sfiora neppure.

Se posso capire che i negazionisti del degrado ambientale si sentano “disturbati” dal fatto che ci siano persone che dedicano il loro tempo, per solo impegno civile, alla raccolta di articoli e di documenti da una letteratura scientifica sterminata e qualificatissima, è difficile accettare che spesso lo facciano con superficialità nella conoscenza dei problemi.

E veniamo ad alcune puntualizzazioni.

  • Lo smaltimento dei rifiuti. Comincio ad osservare che egli sullo smaltimento dei rifiuti parla di due soluzioni: l’incenerimento e le discariche (quelle comuni ormai in via di abbandono, ma non quelle “speciali”). Per gli inceneritori, emissioni inquinanti e climalteranti a parte, va detto che è importante la produzione a loro volta di “rifiuti”: scorie per circa il  10% in volume e per il 18% in peso di quelli bruciati, più un 5% di ceneri. Rifiuti che divengono “speciali”, il cui smaltimento, regolamentato da apposite disposizioni di legge, si conclude con il conferimento in discariche speciali.
  • L’assenza (volontaria?) di qualsiasi accenno alla raccolta differenziata dei RSU. Cominciando a dire che il dato nazionale raggiunto supera appena il 50%, mentre il D.L. n. 152/2006 prescriveva entro l’ormai lontano 31/12/2012 il raggiungimento dell’obiettivo del 65%, ricordo al mio signor X quanto ha indicato il Comitato delle Regioni (CdR), organo consultivo dell’UE, come prossimi traguardi: «entro il 2025, riciclaggio al 70%» e per quanto riguarda il problema dell’incenerimento, seppure con qualche eccezione, vieta «l’incenerimento dei rifiuti riciclabili e organici entro il 2020». Per concludere sull’importanza della RD, il mio/nostro detrattore, evidentemente, non sa che ormai il recupero della materia dal riciclo del rifiuto è di grande aiuto al preoccupante esaurimento di molte preziose materie prime. A dirlo è la nostra Confindustria (leggere: CSC Working Paper n. 60 Giugno 2011).
  • La questione sanitaria. Egli ha citato come paladini dell’incenerimento dei rifiuti il prof. Silvio Garattini, direttore del notissimo Istituto di ricerche farmacologiche M. Negri e il famoso oncologo clinico, prof. Umberto Veronesi, impareggiabile organizzatore e procacciatore di finanziamenti per la sua benemerita Fondazione. Come sappiamo, ogni combustione (quindi anche quella dei RSU) produce polveri sottili, oltre al vapor d’acqua, alla climalterante CO2 e a tantissimi altri gas e sostanze inquinanti. Ebbene, consiglierei il “nostro” di andarsi a leggere il comunicato stampa del 9 u.s. dell’appena citato Istituto M. Negri, diretto per l’appunto dal prof. Garattini, con cui viene «Confermata l’associazione tra l’acutizzarsi degli attacchi di asma e l’inquinamento atmosferico». Un altro amichevole consiglio è quello di andarsi a leggere il risultato di una delle poche indagini epidemiologiche in Italia sugli effetti per la salute delle emissioni degli inceneritori: quella dellArpa Piemonte sull’inceneritore di Vercelli (chiuso nel 2014), dove viene detto che: «I risultati della mortalità mostrano rischi significativamente più elevati nellapopolazione esposta per la mortalità totale, escluse le cause accidentali (+20%). Anche per tutti i tumori maligni si evidenziano rischi più alti tra gli esposti rispetto ai non esposti (+60%), in particolare per il tumore del colon-retto (+400%) e del polmone (+180%). Altre cause di mortalità in eccesso riscontrate riguardano la depressione (rischio aumentato dell’80% e più), l’ipertensione (+190%), le malattie ischemiche del cuore (+90%) e le bronco pneumopatie cronico- ostruttive negli uomini (+ 50%)»). Per quanto riguarda invece la posizione sull’argomento del prof. Veronesi, fatico a dimenticare i suoi conflitti di interesse. Infatti, la sua Fondazione fino a qualche anno fa aveva tra i suoi parteners la “Veolia Environnement”, la nota multinazionale francese, fino al 2014 gestore, tra molte altre attività, di inceneritori (anche di quell’impianto di Vercelli di cui si è detto) ed oggi in pesante crisi finanziaria, mentre ancora oggi può contare sui finanziamenti della multiutility “romana” Acea Spa, anch’essa operante nello stesso settore (inceneritori di Terni e di San Vittore del Lazio nella disgraziata Val Sacco). Proporrei inoltre al mio ignoto interlocutore la lettura, se non altro, di “Position paper 2015” di ISDE – Medici per l’Ambiente (unica associazione al mondo nel suo genere riconosciuta dalle Nazioni Unite e dall’OMS). Chiudo sull’argomento informandolo che perfino il Governo italiano (pag. 219 del documento “I determinanti della salute”) ammette: «Il rapporto del 2007 sullo Stato di Salute nell’Unione Europea, relativo al Programma di Azione Comunitaria in Salute Pubblica, ha evidenziato che l’inquinamento atmosferico, soprattutto in relazione al particolato fine, è il fattore ambientale responsabile del più alto impatto sanitario per il numero di casi di malattia e di decessi.».
  • L’inceneritore di Cremona. Sempre il signor X dovrebbe sfogliare il “Rapporto ambientale 2015” (su dati 2014), ultimo atto dell’ex Aem Gestioni S.r.l., perché a pag. 37 potrà leggere: «Le polveri sottili generate dal processo di combustione dei rifiuti sono in massima parte trattenute dai filtri. Solo la parte più fine può essere presente nelle emissioni al camino.». Quasi che questa “parte più fine” fosse innocua, mentre in realtà è la più pericolosa. Rilevazione di una grave assenza di conoscenze che è all’origine dei pesanti rilievi riscontrati dall’Arpa Lombardia sulla gestione e sul funzionamento del combustore. Una mancanza che si unisce a quella della competenza normativa e tecnica sottolineata nella “Relazione finale” della stessa Arpa del 5/5/2016: «Dalle informazioni recuperate sull’impianto e dai colloqui con l’esercente è evidente la non completa conoscenza delle modalità di gestione del sistema nel suo complesso.». Parole che giustificano e illuminano l’oggetto della denuncia fatta dalla stessa Arpa Lombardia alla Procura della Repubblica di Cremona il 10 dicembre 2015.

Alcune ultime considerazioni. A proposito del riferimento ad alcuni Paesi europei, quali convinti assertori dell’incenerimento dei rifiuti, osservo per quelli citati che le loro condizioni meteoclimatiche sono determinanti per l’abbattimento degli inquinanti e quindi non confrontabili con la pianura  padana, aggiungendo che l’esuarimento delle materie prime che l’Europa cerca di allontanare con la RD per i riciclo, peserà presto anche su quei Paesi. Ed ancora, dovrei forse ritenere fondalisti dell’ambiente 4.756.103 abitanti di 228 comuni italiani che hanno deciso per l’economia circolare, ossia per il perseguimento della strategia Rifiuti Zero?

B. Fiori

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