Ma le emissioni di PM2,5 rispettano la legge?

22 febbraio 2017, l’Arpa Lombardia ha pubblicato una mappa della situazione dell’inquinamento dell’aria dove Cremona e Crema, uniche città della regione, hanno il più alto valore di concentrazione del particolato più pericoloso, il PM2,5: oltre i 40 µg/m3.

http://www2.arpalombardia.it/sites/qaria/_layouts/15/qaria/IModelli.aspx

Il dato, secondo l’attuale normativa, non è però molto significativo perché l’unico riferimento che essa prevede per il PM2,5 sono 25 µg/m3 di media giornaliera l’anno. Riesce difficile accettare che questo limite, per la vasta letteratura scientifica che ne denuncia l’insufficienza, sia definita dall’Arpa lombardia «per la protezione della salute umana» (http://www2.arpalombardia.it/qariafiles/RelazioniAnnuali/RQA_CR_2015.pdf – Tabella 3-6 )

A ciò si aggiunge, ricordati gli innumerevoli e qualificatissimi studi sulla grande pericolosità di questo particolato, un dato di fatto che, addirittura indispettisce. Infatti, poiché da nessuna parte è possibile trovare quel dato di media giornaliera annua, al cittadino comune non è concesso sapere se la sua salute è stata tutelata dalle istituzioni (art. 32 della Costituzione), oppure no. Istituzioni per le quali sembra che l’OMS sia una stravagante agenzia dell’ONU visto che da anni raccomanda, peraltro da sempre inascoltata, di abbassare quel valore di 25 µg/m3 a 10 µg/m3 , anche perché è di oltre l’85% la percentuale della popolazione che vive nelle città e quindi è esposta al PM2,5, cioé  agli effetti nefasti delle polveri fini, ultrafini e nano polveri.

http://www.eea.europa.eu/publications/air-quality-in-europe-2016

 

 

 

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